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La Versione del Venerdì. L’esempio dei padri della Repubblica e la corsa al Colle

L’esempio dei padri della Repubblica e la corsa al Colle

21 Gennaio 2022 - La Versione del Venerdì di Alessandro Banfi

 

Che cos’è stata in questo Paese la passione per la politica? E che cosa è oggi? Non voglio sembrare nostalgico ma il Podcast, al quale ho lavorato in queste settimane, mi ha fatto riflettere molto su questo tema. Le Figlie della Repubblica è una serie che ho realizzato per il Corriere della Sera grazie alla Fondazione De Gasperi (l’idea è di Martina Bacigalupi), è stata scritta e diretta dal regista e sceneggiatore Emmanuel Exitu, un vero genio, con la supervisione storica del professor Antonio Bonatesta. Qui trovate il link per ascoltare la prima delle cinque puntate: quella che abbiamo dedicato a Maria Romana De Gasperi e che racconta il padre Alcide. Le altre quattro puntate sono con Serena Andreotti che racconta Giulio Andreotti, Stefania Craxi che racconta Bettino Craxi, Flavia Piccoli Nardelli che racconta Flaminio Piccoli e Chiara Ingrao che racconta Pietro Ingrao. Sono storie di vita unica, che ci aiutano anche a capire la Storia, quella con la S maiuscola. Ma soprattutto la Repubblica, con la R maiuscola.

Il destino ha voluto che queste interviste confessione (che andrebbero fatte ascoltare a tutti gli studenti italiani) fossero pubblicate proprio nei giorni in cui dev’essere eletto il 13esimo Presidente della Repubblica italiana. E fatalmente i racconti del passato creano paragoni con quello che stiamo vivendo nell’attualità. Per quegli uomini, raccontati dalle loro figlie, la politica era qualcosa di totalizzante, un servizio cui dedicare tutta la vita, una passione per il bene comune che, pur nella grande diversità di visioni e di impostazioni ideologiche, li accomunava. La forza di ognuno di loro stava in un orizzonte ideale dove la democrazia e le istituzioni erano dominanti: venivano e sono venute sempre prima di loro. È vero: hanno anche creduto in prospettive che hanno deluso o creato contraddizioni. Tutti, in un modo o nell’altro, hanno vissuto la dimensione della sconfitta storica di un loro progetto politico. E tuttavia il bilancio della storia li fa apparire uomini che hanno lasciato il segno di una realizzazione, di un obiettivo comunque raggiunto nel servizio a qualcosa che era superiore al loro interesse.

Lo spettacolo dei leader e dei partiti in occasione della scelta del successore di Sergio Mattarella cui stiamo assistendo in questi giorni ci fa temere che questo riferimento alto della vita politica italiana non ci sia più. Nei discorsi, nelle motivazioni, nelle dichiarazioni dei vari Conte, Salvini, Meloni, Letta e Renzi, non ce ne vogliano, si percepisce un orizzonte chiuso e ristretto, una lontananza totale dalla gente, una patetica e un po’ ottusa visione degli interessi della propria parte.

Che cosa sarebbe meglio per l’Italia? Per il suo sviluppo, la sua crescita, i posti di lavoro, i giovani, il posizionamento internazionale? Sembra quasi che i grandi elettori, riuniti dal 24 gennaio a Montecitorio, ignorino queste domande. Non partano da lì. Sembra che la prima preoccupazione sia la durata del loro incarico, forse in vista della pensione. E la seconda preoccupazione forse è l'interesse di partito (qualora non lo abbiano già cambiato, cosa peraltro diffusa). Sentire i sacrifici, le sofferenze, le fatiche dei leader che hanno costruito la Repubblica in Italia fa riflettere davvero. Farebbe bene anche a chi deve decidere.

Sergio Mattarella è stato un grande Presidente della Repubblica, forse il più fedele alla Costituzione scritta dai nostri padri. Speriamo che il suo successore ne sia davvero all’altezza.