verità ex terroristi

Verità e riconciliazione, la strada maestra per fare i conti col passato

Verità e riconciliazione, la strada maestra per fare i conti col passato

30 Aprile 2021- La Versione del Venerdì di Alessandro Banfi

 

Dopo tanti, troppi anni sono stati arrestati in Francia una decina di ex terroristi italiani che avevano ricevuto condanne definitive per omicidi politici. Erano sempre stati al riparo di un Paese che li aveva ospitati, in nome di un’interpretazione allargata della cosiddetta “dottrina Mitterrand”. Ora, finalmente, il nostro Paese ha ottenuto dalla Francia che fossero considerati latitanti. Il fatto è importante perché l’arresto in Francia interrompe la prescrizione, che per alcuni di loro sarebbe scattata il 10 maggio. Non è questione di vendetta ma di conti con la storia e con le proprie responsabilità. Oltreché questione di equità della giustizia e di rispetto delle vittime.

Un gruppo di intellettuali francesi, fra cui la sorella dell’ex premier dame Carla Bruni, ha scritto un appello a Macron in favore degli “esuli italiani”. Ma non sono esuli, sono latitanti. Persone condannate con sentenza definitiva, persone che non hanno mai riconosciuto la propria colpa. Un esempio? Cesare Battisti, finché è riparato in Francia ha detto che era stato condannato ingiustamente. Estradato dopo tanti anni e tornato in Italia, dal carcere ha ammesso la colpa. La verità è importante, almeno nel senso di chiamare le cose col loro nome.

Come giustamente scrive Gustavo Zagrebelsky su Repubblica oggi, comminare la giusta pena è riconoscere l’umanità di chi sbaglia. “Sembra un paradosso, una contraddizione.”, scrive Zagrebelsky, “Ma non lo è. È, anzi, il presupposto e la condizione perché possa aprirsi una prospettiva nuova della giustizia penale, la prospettiva della riconciliazione, della ricomposizione”. Lo Stato ha il compito, come ha detto benissimo la ministra Marta Cartabia, evocando il caso del Sudafrica di Nelson Mandela e la sua “Commissione per la verità e la riconciliazione”, di eseguire la pena con tre finalità previste dalla nostra Costituzione: rieducazione, riconciliazione e riparazione.

Poi ci può essere un altro livello di elaborazione del passato. Penso a Mario Calabresi e a sua madre Gemma. Fra gli arrestati a Parigi c’è Giorgio Pietrostefani, condannato per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, rispettivamente padre e marito dei due. In queste ore si può ascoltare un magnifico dialogo fra di loro, in podcast, scaricabile qui gratis.

Dice ad un certo punto, Gemma Calabresi: “Il mio è un cammino di fede (…)  una persona ha fatto cose negative ma anche tante cose positive, ricordiamolo per le cose positive, per il buon esempio, per il suo affetto, per la capacità di amare gli altri, ognuno ha un suo cammino. E così ho pensato anche di queste persone responsabili della morte di Gigi. Posso io relegarle tutta la vita all'atto più brutto che probabilmente hanno compiuto? Forse sono stati dei bravi padri. Forse hanno aiutato gli altri. Forse hanno fatto... Questo non sta a me. Però loro non sono solo quella cosa lì, assassini, sono anche tante altre cose. Ecco, questo mi ha aiutato nel mio percorso di perdono”. Quello di Gemma Calabresi è un luminoso esempio di quell’atteggiamento che fa parte del miracolo della Grazia cristiana. “Amate i vostri nemici”, dice Gesù Cristo nel Vangelo. Una rivoluzione umana che è conversione di fede. Oltre i compiti dello Stato, oltre la giustizia terrena.