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VACCINI MAI ARRIVATI CON I MEDICI CURANTI. LA VERSIONE DEL VENERDÌ

Vaccini mai arrivati con i medici curanti. La Versione del Venerdì

02 Aprile 2021- La Versione del Venerdì di Alessandro Banfi

 

C’è un aspetto della campagna vaccinale davvero odioso. È quello dei soggetti fragili o estremamente vulnerabili. Giustamente Il Ministero prevede che abbiano una precedenza per la vaccinazione. Il motivo è molto semplice. Le categorie davvero a rischio col Covid 19 sono fondamentalmente due: gli anziani dai 65 anni in su e chi ha già delle patologie. Se si riesce a proteggere queste due categorie, il numero dei decessi crolla. Prima lo facciamo, più evitiamo decessi.

Ma che cosa è accaduto? Non si sa esattamente perché ma le Regioni in questo caso si sono praticamente affidate ai medici di base (sul sito della Regione Lazio si parla di “medici curanti”) per identificare gli estremamente vulnerabili. Per fortuna sono stati esclusi, oltre a chi è già ricoverato in una struttura, i portatori di disabilità gravi e delle patologie più pesanti. I titolari di codice di invalidità civile, invalidi civili al 100 per cento oppure ciechi assoluti o con residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi, possono prenotare on line la vaccinazione. Così come possono farlo i trapiantati o chi è in attesa di trapianto, gli immuno-depressi, i malati di Sla, chi ha la sindrome di down, chi è affetto da talassemia, cirrosi epatica, fibrosi cistica, fibrosi polmonare, distrofia muscolare, sclerosi multipla e diastenia. Giusto, sacrosanto, dare loro una corsia preferenziale.

Ma i medici curanti come si sono concretamente occupati degli altri soggetti estremamente vulnerabili, loro assistiti? Qui i racconti degli interessati e dei loro parenti rischiano di concordare su un punto: non hanno fatto nulla. Dalle Alpi alla Sicilia. Spesso sì, hanno promesso di segnalare, di inserire in elenco, di spedire una e-mail, di segnalare alla ASL … Di fatto si entra in un porto delle nebbie. I medici curanti hanno fatto la mossa, spesso mandato una richiesta, in copia anche ai pazienti, ma la cosa di solito è finita lì.  Non mi è ancora capitato di imbattermi in qualcuno che sia riuscito anche solo ad ottenere la vaccinazione, attraverso questa procedura.

L’ultimo caso è quello denunciato dal sindacalista Giorgio Airaudo, che ha visto morire di Covid entrambi i suoi genitori. Fragili, estremamente vulnerabili. Il padre malato di Alzheimer, la madre di Parkinson. Che cosa aveva fatto il loro medico? Il 16 febbraio aveva spedito un messaggio con “Alta priorità”. Sono morti pochi giorni fa, senza essere riusciti ad ottenere la vaccinazione. Airaudo ha raccontato che la convocazione per la vaccinazione è arrivata fuori tempo massimo, quando i due anziani erano già ricoverati negli ospedali dove poi sono mancati, appuntamento per l’8 e il 9 aprile. Dal 16 febbraio all’8 aprile, se non fosse stato di Alta priorità il messaggio spedito dal medico curante, quando li avrebbero convocati? Non è una storia isolata. Non è un caso eccezionale. È la norma. Almeno finora.

Più la politica si riempie la bocca con l’evocazione della medicina di base, del territorio, della salute pubblica, più assistiamo sgomenti a questo spettacolo perverso della burocrazia italiana e dello scaricabarile. Siamo sicuri che fra i medici di famiglia ci siano un sacco di professionisti coscienziosi e brave persone che potrebbero fare bene il loro lavoro. In questo frangente, purtroppo li abbiamo visti tagliati fuori dalla lotta alla pandemia. Esclusi dall’emergenza Covid, affidata alle squadre speciali di continuità assistenziale, le cosiddette Usca. Sostituiti dagli ospedali, dai centralini, ora dai vaccinatori, persino dai farmacisti, qual è stato esattamente il loro compito in questo periodo? Mandare e-mail, che poi finiscono nel nulla, non può bastare.