Mario Melazzini : “Fidatevi mia moglie ha fatto Atrazeneca” Vaccini anti covid sicuri

Parla Mario Melazzini: “Fidatevi! Mia moglie ha fatto AstraZeneca”

19 Marzo 2021- L'Intervista di Alessandro Banfi a Mario Melazzini

 

Ci sono poche persone dalle nostre parti, a Milano ma direi in tutta Italia, che concentrino insieme, per quello che hanno fatto e per quello che sono l’autorità di Mario Melazzini. Medico, ricercatore e scienziato, professore universitario, membro del CNR, ma anche importante dirigente di strutture sanitarie di grande rilievo. È oggi amministratore delegato della ICS Maugeri spa. È stato Presidente e poi Direttore generale di Aifa, l’agenzia italiana per il farmaco di cui tanto ci siamo occupati in questo periodo. Assessore alla Regione Lombardia in due circostanze diverse sia alla Sanità che alla Università e Ricerca. Come malato di Sla, vive il suo impegno su una carrozzina, convivendo con la malattia, ed è impegnato nel volontariato, essendo Presidente nazionale di Aisla Onlus - Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica. E’ stato nominato Commendatore della Repubblica e ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro. Lo abbiamo cercato perché se c’è un ricercatore, un medico, una persona a cui idealmente chiedere un consiglio in un momento di paura e confusione, è lui.

Come si deve orientare la gente? Da una parte vorrebbe essere protetta dal vaccino, dall’altra è molto spaventata da questa sospensione europea di AstraZeneca, anche se ora è rientrata…  Lei è un medico e ricercatore molto conosciuto, è stato presidente e poi direttore generale di AIFA ed ha anche avuto una significativa esperienza tecnica e politica amministrativa in Regione Lombardia e ora è amministratore delegato di un grande gruppo sanitario come la Maugeri, ed ha anche la “virtù” di essere allo stesso tempo un paziente bisognoso di cure e assistenza, che consiglio dà?

Credo che le persone possano accantonare le paure. Ogni farmaco autorizzato, anche i vaccini, è garantito su sicurezza, qualità ed efficacia. Anche quando è in commercio il farmaco viene continuamente monitorato dalla farmacovigilanza. Il controllo è sempre rigoroso. Su Astrazeneca c’è stata troppa confusione nell’iter autorizzativo: prima per gli under 55, poi per gli under 65, poi per tutti. Questo ha generato una specie di stigma e allarmi di ogni tipo. Con grande confusione nella comunicazione di chi ne aveva la responsabilità.

Lei lo farebbe il vaccino AstraZeneca ad un suo caro?

Non ho bisogno di procedere per ipotesi. Mia moglie, quando è arrivato il turno, è stata vaccinata con Astrazeneca, peraltro abbiamo saputo dopo che il vaccino apparteneva al lotto ritirato. Se vuole sapere la mia, tornando indietro io le consiglierei di rifarlo. E se vuole saperla tutta lei mi ha detto che lo rifarebbe.

Quando un’autorità come l’Ema parla di rapporto rischi/benefici, forse perché è un’impostazione anglosassone, a noi italiani appare sempre un po’ spietata. La vita ha un valore anche se è una, o no?

Il rapporto rischio beneficio non è anglosassone, è costantemente applicato nel percorso di valutazione e autorizzazione di un farmaco o di una procedura, supportato dai dati scientifici a disposizione. Un farmaco quando è a disposizione dei pazienti è garantito per la sua sicurezza, la sua qualità, la sua efficacia. Gli effetti collaterali sono possibili, e sono previsti. I farmaci vengono dalla ricerca, dall’ingegno dell’uomo per difendere la vita, non per toglierla. Bisogna avere fiducia nella scienza.

Lei ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro, per la sua storia personale e per il suo impegno conosce bene anche il mondo del terzo settore e del volontariato. È stato silenziosamente molto attivo in questa fase di pandemia, non dovrebbe essere incoraggiato e aiutato di più dallo Stato e dalle Regioni?

Sono onorato del riconoscimento, che mi richiama sempre di più al fatto che nella mia quotidianità, alle parole devono seguire i fatti e le azioni. La malattia non mi autorizza al lamento e penso si possa fare sempre di più e meglio. Quanto al terzo settore, in questa pandemia ha ancora una volta messo in salvo il Paese, falcidiato sul piano sanitario, psicologico, e anche economico. È stato grazie all’esercito dei buoni che è stato possibile fare fronte a piccole e grandi emergenze quotidiane. Il decisore politico questo lo sa bene, dovrebbe solo trarne conseguenze.

La Lombardia in questa pandemia ha dato l’impressione di avere diversi problemi sul fronte sanitario, ma anche organizzativo. Penso al caos nelle prenotazioni elettroniche del vaccino… ben sapendo che un’eccellenza c’è ancora nella sanità, soprattutto ospedaliera lombarda, a che cosa si dovrebbe mettere mano per migliorare le cose?

Giudicare col senno di poi, essere opinionista è una moda alla quale mi sottraggo. La Lombardia è stata travolta da uno tsunami quando ancora il mondo conosceva ben poco di questo coronavirus. Avevamo un sistema che pensavamo perfetto. La pandemia ci ha mostrato la reale fotografia di un meccanismo da aggiornare e migliorare. Il piano vaccini sulla carta c’è, da verificare la sua fattibilità. Le Regioni mi pare procedano tutte in ordine sparso. Il core degli Istituti Maugeri è la riabilitazione specialistica, ma per fare fronte a questa emergenza ci siamo riconvertiti e abbiamo accolto oltre 5000 pazienti Covid. Il sistema necessita di un’organizzazione più efficiente, di indicazioni e decisioni chiare. Dobbiamo fare tesoro di questa terribile esperienza, lo dobbiamo alle persone che ci hanno lasciato. Dobbiamo recuperare efficienza per superare la pandemia e dobbiamo recuperare tutte le prestazioni sanitarie di cui i cittadini hanno bisogno per soddisfare i loro bisogni di salute.