leonardo da vinci

Intervista a Pierluigi Panza : Leonardo da Vinci 500. Milano perde Parigi vince

Torna sulle pagine di 10alle5 Quotidiano, Pierluigi Panza, scrittore d'arte e penna di punta del Corriere. Lo abbiamo intervistato a pochi mesi dalla conclusione delle celebrazioni dell'anno leonardiano per avere un punto di vista privilegiato sia sulle iniziative dedicate al Genio toscano sia per avere una visione più ampia di come sta andando l'offerta culturale milanese.
Sono nati interessanti spunti di riflessioni e la constatazione che ancora una volta Milano, ma probabilmente l'Italia nel suo insieme, non è riuscita a cogliere davvero l'opportunità che le si presentava. Forse, pensiamo noi, per l'incapacità di fare davvero squadra tra i numerosi soggetti che sul territorio operano in ambio culturale e che non vengono valorizzati e messi a sistema da chi dovrebbe avere un ruolo di coordinamento. Nota amara anche per la riapertura della Sala delle Asse che stacca l'ultimo biglietto alle 16.30, in una città che, si dice, continui a moltiplicare i turisti senza sosta.
L'INTERVISTA

Pierluigi Panza, ad un anno dalla tua prima intervista a 10alle5 Quotidiano l'offerta culturale milanese come si è evoluta ? 

L’offerta culturale a Milano è sempre molto alta. Nell’ultimo anno ho notato un aumento dell’impegno delle aziende non tanto nel finanziare la Cultura quanto nel ricercare le radici e le connessioni culturali dei loro prodotti. Una testimonianza di questo aspetto viene, ad esempio, dall’architettura: mai c’erano stati così tanti eventi legati a restauri e a nuove costruzioni edilizie da parte delle ditte costruttrici. Spero che questo, a lungo andare, non diventi un limite: ovvero ciascuno guarda nella propria casa e basta.

 

Ci sono a tuo parere iniziative culturali che abbiano effettivamente contribuito al rilancio delle periferie milanesi ? Ma è possibile e se si come valorizzare le periferie con iniziative culturali ?

Secondo me, al di là degli slogan, dei programmi urbanistici perennemente sulla carta, dell’impegno dal basso ecc. ecc. è assai difficile “portare” la cultura in periferia, un po’ come “esportare” la democrazia e queste cose da grandi proclami. Anche perché si deve superare una situazione psicologica: le élite, che storicamente hanno fruito, fruiscono e sostengono la cultura in realtà (non a parole) di andare in periferia non ci pensano neppure. Basti vedere cosa è successo con il sistema Scala-Arcimboldi. Viceversa, chi viene da fuori, o anche chi vive in periferia, vive la cultura come elemento di liberazione dal quotidiano e non è che gli dispiaccia particolarmente “andare in centro”. Credo che nelle periferie si debba intervenire fortemente per i miglioramenti dei sistemi sociali (asili, scuole), la gestione del costruito (case popolari, strade), l’utilizzo del verde trasformando quelle zone in luoghi di socializzazione gestiti e sicuri. Partire dalle infrastrutture culturali è creare cattedrali nel deserto. Bene, invece, intervenire con iniziative anche rilevanti one-shot, che facciano sentire quei cittadini non tagliati fuori, non isolati.  Una volta la Scala, una volta il Piccolo ecc. potrebbero fare uno spettacolo all’anno in periferia. E anche le Biblioteche far vedere qualche loro libro…

 

Siamo alla conclusione dell'anno di Leonardo. Le iniziative non sono mancate, quale è il lascito per Milano di un anno di celebrazioni ? 

Le iniziative sono state numerosissime, ma non se ne è avuta una che riunisse tutte le forze con una eco mondiale. Forse anche perché ben due mostre intorno a Leonardo erano state realizzate nel 2015 per Expo e, dunque, si è lasciata al Louvre l’esposizione di richiamo mondiale. Tuttavia, Leonardo è stato ovviamente (era inevitabile) usato molto anche come brand: Leonardo qui, Leonardo là, Leonardo tutto. Questo non mi può trovare favorevole al punto che molto si è consumato in un falò e il lascito, ad esempio dal punto di vista dei nuovi studi e conoscenze, è assai modesto. Il Leonardo 2.0, virtuale, finto, iconico ha un po’ preso il sopravvento. Ma era scontato.

 

Nell'ambito delle iniziative leonardiane, grande risalto ha avuto la riapertura della Sale delle Asse. Milano e i milanesi come hanno risposto ? 

E’ stata una l’iniziativa più importante e con un lascito, che è la conservazione del manufatto per le successive generazioni e la nuova fruizione della Sala. L’intervento mi sembra minuzioso e riuscito; interessante la modalità di fruizione, con visita a gruppi successivi di una quindicina di minuti con proiezioni sull’originale che permettono di osservare come doveva essere l’affresco nella sua completezza e come è ora.

 

Sempre riguardo la Sale delle Asse abbiamo ricevuto molte segnalazioni da parte dei lettori circa il fatto che l'ultimo biglietto è alle 16.30 in particolare nel weekend. Al tempo stesso il biglietto, giustamente crediamo, è stato raddoppiato da 5 a 10euro. Non sarebbe possibile e doveroso prolungare gli orari di apertura? 

Questo sì, e ciò si scontra con gli eterni limiti della sindacalizzazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Questo sarebbe il caso in cui una ditta potrebbe legare maggiormente il proprio nome finanziando le aperture extra orario fisso. Ormai, le aperture serali sono tra le più apprezzate nei musei, così come le attività di supporto e spiegazione sempre diverse e innovative.

 

Il Cenacolo è stato inglobato nella direzione di Brera. Come valuti questo accorpamento ?

Questo è un “accorpamento” ancora in forse. I legislatori dei Beni culturali che si sono succeduti negli ultimi vent’anni hanno spesso modificato ciò che ha fatto il legislatore precedente, un po’ sul modello di Penelope, che di giorno faceva la tela e di notte la disfaceva. L’esempio più evidente è stato l’ultimo: Riforma Franceschini (che riformava la situazione dei Poli museali), “controriforma” Bonisoli e – questo riguarda anche gli “accorpamenti” – contro-controriforma ri-Franceschini. Io penso che, alla fine, non ci sarà né l’accorpamento del Cenacolo con Brera né quello delle Gallerie dell’Accademia con gli Uffizi. Per ora la situazione è di stallo.

 

Nel panorama italiano ed europeo quali iniziative di carattere culturale o modelli di gestione dell'offerta dovrebbero essere importate e proposte a Milano ? 

Direi le azioni teatrali, verso le 18 o 19 di sera, nei musei. Lo fanno molto bene ad Amsterdam. Si sceglie un quadro e degli attori, in costume, lo interpretano. Tuttavia tutto questo lavoro “immersivo” su mostre e musei va bene se è di supporto, di aggiunta a un lavoro anche di ricerca ed educativo che deve continuare ad esserci. Altrimenti tutto perde di senso e resta solo la schiuma, gli slogan, la “fuffa”.

Panza
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