Finazzer Flory: Italia, musei gestione anacronistica

Nell'anno di Leonardo il Castello riapre la Sala delle Asse ma stacca l'ultimo biglietto alle 16.30

Massimiliano Finazzer Flory è un artista, attore, saggista e regista che, tra il 2008 e il 2011 è stato anche Assessore alla Cultura a Milano. Un uomo dunque impegnato attivamente nella promozione della cultura, non solo a Milano, ma nel mondo. Quest’anno ha realizzato e prodotto il film “Essere Leonardo da Vinci”, in collaborazione con Rai Cinema e con il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Siamo quasi giunti alla conclusione dell’anno dedicato alle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, può farci un bilancio dell’offerta culturale proposta in Italia in merito?

Leonardo non è morto ma solo scomparso. Questo anniversario doveva servire per riprendere in mano la sua eredità soprattutto dal punto di vista della creatività e della comunicazione perché come direbbe il genio del Rinascimento “Il desiderio di conoscere è naturale all’homo bono”. Dunque il bilancio è positivo perché molti che sapevano poco oggi sanno di più e gli studi su Leonardo proseguiranno perché la ricerca non ha mai fine. Il punto dal punto di vista politico naturalmente attiene al fatto che il governo della città può e deve essere sempre più leonardesco. Ovvero tenere insieme l’arte, la scienza, l’immaginazione e il design in unico format identitario.

 

Ritiene che gli eventi, le mostre e le iniziative proposte, in particolar modo a Milano, siano state all’altezza di questo importante anniversario? Cosa non ha funzionato?

Credo che Milano sia stata in grado di mostrare che il soggiorno di Leonardo in questa città non è stato vano. Continuità e contenuti della storia dell’arte con il Comune sono stati molto efficaci. Sul versante della scienza e delle tecnologie invece l’offerta è stata decisamente inferiore squilibrando ancora una volta il rapporto tra Leonardo pittore e il Leonardo ingegnere-designer… Per quanto riguarda la regione si poteva fare di più. Mi sono adoperato affinché Vigevano e il territorio dell’Adda in particolare Vaprio potessero essere connesse a Milano. Ho anche coinvolto non solo con il set del film ma con eventi ad hoc Piuro, dunque la Val Chiavenna. Il fil rouge della nostra azione è stata la natura raccontata attraverso l’energia dell’acqua. Ma l’occasione di un marketing etico della Regione Lombardia come green economy ispirata al genio del Rinascimento non è sembrata interessante.

 

Fra i tanti che hanno omaggiato Leonardo, lei occupa un ruolo di primissimo piano grazie al suo film “Essere Leonardo da Vinci. Un’intervista impossibile”. Come sta andando il film? I feedback ricevuti dalla critica e dal pubblico sono stati soddisfacenti?

Sono onorato e orgoglioso di poter annunciare che proprio in questi giorni abbiamo vinto due ulteriori e prestigiosi premi per il lungometraggio Winner Best Feature Film Diamond Award Hollywood Film Competition 2019. Per il cortometraggio Winner Best Short Film: Diamond Awards L.A. Shorts Awards.

Il mio obbiettivo era di mostrare che il nostro maestro Leonardo e noi italiani siamo portatori di una cultura universale. E il nostro film ne è stata una prova: proiettato in Europa, Stati Uniti, Giappone, Sud est Asiatico, Turchia, Russia, Africa… E il prossimo anno saremo in Cina e in Medio Oriente. Ma non finisce qui perché al contrario di alcuni soggetti che hanno fatto di Leonardo uno spot, una caricatura, un’occasione finanziaria per sfruttare la retorica politica, io nei prossimi mesi e anni continuerò a servire la cultura di Leonardo.

 

Lei è stato Assessore alla Cultura a Milano e ben conosce il grande lavoro per la riapertura della Sala delle Assi. Oggi la Sala è visitabile solo fino alle 16:30. In una città come Milano non crede che questi orari siano anacronistici? Da Assessore avrebbe lavorato per orari diversi?

La fruizione della cultura dovrebbe corrispondere ad una logica di mercato maturo cioè ad un tempo libero sempre più orientato alla formazione ma le istituzioni pubbliche hanno tempi e norme a volte anacronistiche rispetto al vivere contemporaneo. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il personale. Dunque una politica nazionale incapace di capire che attraverso la cultura si può creare occupazione, benessere, ricchezza, impresa ad alto valore aggiunto, tutela e valorizzazione del patrimonio.

 

Le periferie sono al centro dell’attenzione, ma effettivamente di concreto è stato fatto poco. In che modo pensa che la cultura possa dare un contributo nella riqualificazione delle periferie?

Anche questa domanda si nutre di un’idea di città che io amo ovvero un organismo vivente i cui organi interni siano costantemente irrogati dal movimento e dall’energia. Dunque la mobilità a Milano dovrebbe favorire i flussi culturali e soprattutto superare i confini burocratici e amministrativi. In un libro dei sogni leonardeschi io dovrei leggere la possibilità di una metropolitana che da Piazza Duomo ci conduca direttamente a Villa Reale a Monza… Ciò detto le periferie vivono una realtà dura prima di tutto sul piano economico. Per trasformare il disagio in agio credo si debba partire da una proposta abitativa molto agevolata in particolare immettendo nelle periferie la gioventù studentesca portatrice di desideri, ambizioni, voglia di vita. L’arte contemporanea è sempre stata una risposta al bisogno delle periferie di essere connesse al centro. Ma non basta. La riconversione di immobili industriali in hub dedicati alla creatività e offerti a condizioni davvero agevolate può molto aiutare.

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