Esclusivo. Brunetta “Vaccino obbligatori in corsia”

Esclusivo. Parla Brunetta: “Obbligo di vaccino per chi sta in corsia”

25 Marzo 2021 – di Alessandro Banfi

Questa pandemia ha cambiato la percezione di tanti aspetti della nostra vita. Uno di questi è l’atteggiamento verso i dipendenti pubblici. Oggi, dopo un anno di Covid, guardiamo in modo diverso medici, infermieri, militari, poliziotti e carabinieri. Ma anche maestre, insegnanti, bidelli… La rivoluzione copernicana di Renato Brunetta, Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione del governo Draghi, parte da qui. Non sta solo nella firma, a Palazzo Chigi, del nuovo contratto dei dipendenti della Pubblica amministrazione, che lui dice onestamente “era già stato avviato dal precedente Governo”, ma è la nuova prospettiva con cui si guarda ai “civil servant”. Per Brunetta possono diventare un volano “keynesiano” di ripresa economica, se l’Italia punterà su questo settore almeno parte delle risorse che ci dà l’Europa.

Abbiamo riscoperto che avevamo bisogno dello Stato…
Lo abbiamo sempre saputo quanto fossero importanti queste figure. Ancora mi ricordo la mia maestra elementare, il professore del Liceo poi era un’autorità, il medico di famiglia uno scienziato… persone spesso fondamentali nella nostra vita. Come ha detto il presidente Mattarella sono il volto della Repubblica. In altre fasi magari li davamo per scontati, appiattiti nelle loro funzioni e diciamolo anche nei loro bassi salari. Magari nel tempo anche la qualità è andata scemando. Adesso ci accorgiamo che i due terzi dei dipendenti pubblici, tre milioni e duecentomila, hanno funzioni essenziali. Il loro ruolo storico strutturale di fronte alla comunità è tornato ad essere più evidente. Il sapere, l’educazione, la salute, la sicurezza, la giustizia sono esigenze da tutti condivise e ritenute cruciali.

E dunque si tratta di valorizzare il loro ruolo e la loro funzione. Ma in pratica che cosa significa?
Non basta pensare agli infermieri e ai medici durante la pandemia, dobbiamo trasferire questo atteggiamento anche nella normalità della situazione. Tornare a riconoscere il loro ruolo fondamentale nella società. E poi, ovviamente, chiedere in cambio qualità, organizzazione, funzioni efficienti. Altro aspetto che, purtroppo, spesso i cittadini non percepiscono più. Basta andare in un ufficio, ad uno sportello pubblico, da Nord a Sud, e spesso troviamo abbandono e indifferenza di fronte al cittadino cliente. Ma questa volta ho completamente rivoluzionato la visione: abbiamo bisogno di risposte straordinarie per un momento straordinario. Ci sono i soldi, le risorse del Recovery Plan europeo. Dobbiamo cambiare completamente prospettiva, attraverso la riforma della Pubblica Amministrazione e questo è il momento giusto. Non possiamo più continuare nel degrado, nell’abbandono, nell’abbattimento. È il tempo dell’orgoglio, della qualità, di fare entrare tanti giovani competenti, bravi e specializzati, per rinnovare l’amministrazione dello Stato. Attraverso il capitale umano pubblico, dobbiamo far ripartire il Paese. Ci siamo resi conto che l’impresa privata, appena la vaccinazione porterà ad un ritorno alla vita sociale, ce la farà da sola. Lo Stato invece non ce la farà, se non recupera orgoglio e senso della propria missione. Una missione che si rivolge a tutti gli italiani, 60 milioni di persone.

Dice Draghi: quest’anno non prendiamo soldi, diamo soldi. Vale anche per la Pubblica Amministrazione?
Certo. Abbiamo firmato il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. È un primo segno. Anche qui la polemica è sbagliata. Ci dicono: perché sostenete economicamente chi è garantito, come il dipendente pubblico e non, ad esempio, le partite Iva? All’apparenza sembra un’obiezione sensata. Ma io dico: non si può pretendere l’attaccamento, la dedizione, la qualità del personale pubblico che deve offrire servizi a tutti, se non scommettiamo su questo personale, se non investiamo su di esso. Per troppi anni abbiamo disinvestito nel pubblico, creando un circuito vizioso: tu non mi rinnovi il contratto e io tendo a lavorare meno, faccio assenze eccetera. Io voglio invertire completamente il meccanismo: io ti do di più e tu fai di più. E questa è la chiave per rilanciare l’Italia…

Ministro, concludendo c’è il tema della vaccinazione per gli operatori sanitari, spesso dipendenti pubblici. A Belluno c’è stata una sentenza, in questo caso i lavoratori erano dipendenti di società private, che sono stati sospesi dal loro lavoro nelle RSA perché hanno rifiutato di vaccinarsi. Lei che cosa pensa?

Sono un liberale e quindi le cose obbligatorie mi piacciono poco. Ma è chiaro che se una persona sceglie di essere un operatore sanitario, ha un obbligo morale di fare il vaccino. E se l’operatore non sente quest’obbligo, e la cosa costituisce un pericolo per la funzione che svolge, si può pensare ad introdurre un’obbligatorietà. Se faccio il pompiere devo mettere una tuta protettiva, perché vado in mezzo al fuoco. Se sono un infermiere e tutti i giorni vado in corsia e mi espongo al virus, è indispensabile che protegga me stesso e gli altri. Spero sempre che il buon senso prevalga. Spero che tutti si vaccinino. Se ci dovessero essere delle falle serie, soprattutto fra gli operatori sanitari, dovremmo pensare di introdurre una obbligatorietà.